Un metodo costruito nel tempo

Ogni esperienza lascia un segno. Ogni progetto insegna qualcosa. Ogni cantiere aggiunge consapevolezza.

Il mio modo di progettare non nasce da un momento preciso, ma da un percorso costruito nel tempo, fatto di studio, esperienza, ricerca e continua evoluzione.

Ogni tappa ha aggiunto qualcosa. Non solo alle mie competenze, ma al mio modo di osservare, interpretare e progettare lo spazio.

SENSIBILITA’ PROGETTUALE

Il mio modo di progettare non è nato davanti a un tavolo da disegno. Ha radici lontane e profonde, che affondano nel desiderio di una bambina che cercava un luogo da chiamare casa.

Quel desiderio non si è mai spento. È cresciuto con me nel tempo.

Molto prima di imparare a progettare, avevo compreso quanto fosse importante la relazione tra una persona e il luogo in cui vive. È da questa consapevolezza che nasce la mia sensibilità progettuale.

Molto prima dei disegni, dell’università e dei cantieri, si è formato il mio modo di guardare lo spazio: non come un insieme di ambienti, ma come un luogo che acquista significato nella relazione con chi lo vive.

Ancora oggi è da quella stessa consapevolezza che prende forma ogni progetto.

Al liceo la professoressa di Storia dell’Arte insegnava con una passione contagiosa.

Ricordo ancora il giorno in cui ci spiegò la cupola del Brunelleschi. Non era solo la straordinaria impresa tecnica a colpirmi. A distanza di anni non ricordo soltanto quella lezione, ma l’entusiasmo e l’emozione con cui la comunicava. Per lei l’architettura era una storia viva.

Non trasmetteva soltanto informazioni. Riusciva a dare un filo conduttore a tutto il resto. Storia, letteratura, filosofia, scienza e matematica smettevano di essere materie separate e diventavano parte di un unico racconto. L’architettura era il punto in cui il pensiero di un’epoca prendeva forma e diventava spazio costruito.

Fu allora che il disegno smise di essere soltanto una rappresentazione. Diventò uno strumento per osservare, comprendere e leggere lo spazio.

Da quel momento iniziai a guardare l’architettura con occhi diversi: come un organismo in cui ogni parte acquista significato nella relazione con l’insieme.

Il mio percorso di formazione è iniziato attraverso l’esperienza diretta in azienda. Tra il 1983 e il 1992 ho lavorato alla CIAM S.p.A., azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di spazi commerciali e arredamenti su misura per negozi, bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e cucine professionali.

In quegli anni ho partecipato alla progettazione di centinaia di interventi, confrontandomi ogni giorno con esigenze reali, tempi di produzione, vincoli tecnici e problemi concreti. È stato un percorso di formazione sul campo, dove ogni progetto rappresentava un’occasione per osservare, analizzare e trovare soluzioni capaci di coniugare funzionalità, efficienza e qualità dello spazio.

Ogni progetto era diverso, ma gli obiettivi rimanevano gli stessi: comprendere il cliente, interpretare le sue esigenze, organizzare gli ambienti, ottimizzare i flussi operativi e trasformare ogni spazio in un luogo funzionale, efficiente e coerente. Il disegno non era soltanto uno strumento di rappresentazione, ma un mezzo di analisi, verifica e controllo del progetto.

È in quegli anni che si è formato il metodo che ancora oggi guida il mio modo di progettare: osservare il contesto, comprendere le esigenze, trasformare i vincoli in opportunità e costruire un equilibrio tra funzione, spazio e qualità dell’abitare.

L’esperienza professionale mi aveva già insegnato a progettare confrontandomi ogni giorno con esigenze concrete, clienti, vincoli e processi reali.

L’università è stata il luogo in cui quel metodo ha trovato approfondimento e verifica. Il confronto con il mondo accademico mi ha permesso di studiare la teoria della progettazione, la composizione architettonica, la storia, la ricerca e gli strumenti critici che sostengono ogni scelta progettuale.

Gli anni trascorsi alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia non hanno sostituito l’esperienza maturata sul campo, ma l’hanno consolidata, offrendo nuove chiavi di lettura e una maggiore consapevolezza del progetto come sintesi di funzione, spazio, cultura e linguaggio.

È stato il momento in cui pratica e ricerca hanno iniziato a dialogare, trasformando un’esperienza professionale in un metodo progettuale ancora più solido e consapevole.

Dove si definisce la qualità dell’opera

Il progetto prende forma molto prima dell’inizio dei lavori, ma è nel cantiere che ogni scelta viene verificata.

È il momento in cui il disegno incontra la realtà costruttiva. Materiali, dettagli, lavorazioni e tempi di esecuzione devono trovare un equilibrio concreto attraverso un costante controllo e coordinamento esecutivo.

Seguire il cantiere significa verificare che ogni fase dell’intervento rispetti il progetto, affrontando gli imprevisti senza perdere la coerenza dell’idea iniziale e accompagnando il processo fino alla sua concreta realizzazione.

È qui che l’idea progettuale si confronta con la realtà e diventa architettura.