LA CURA

La Cura nasce come sperimentazione di un nuovo linguaggio di Microarchitetture, capace di dare forma a concetti, stati e dimensioni dell’esperienza attraverso la tridimensionalità, la composizione spaziale e l’elaborazione di immagini.

L’opera esplora la possibilità di trasformare immagini, materia e memoria in spazi narrativi, nei quali la profondità non è soltanto fisica, ma anche percettiva e concettuale.

Opera unica, non ripetibile e non in vendita.

Un racconto fatto di immagini, simboli e parole, in cui ogni apertura aggiunge un frammento alla storia.

Non chiede di essere compresa,
ma attraversata.

Ogni pagina è una soglia.


Ogni gesto, una possibilità.

La Cura

La copertina non racconta:

dispone all’attraversamento.

La fascia, elemento di confine, contiene l’opera e introduce un primo tempo di sosta.

Riconoscersi

La prima immagine non propone una narrazione,
ma stabilisce un clima.

Una presenza prende forma senza identità definita.

Le fratture luminose,
non cancellano la rottura.
La rendono luogo di energia e di tenuta.

Ai margini, le carte da gioco, richiamano il caso e l’imprevedibilità:
la vita mescola,
ma non sempre rivela.

Profondità

Non trattiene il mare.

Scende e resta,

anche quando tutto si muove.

L’ancora non è stabilità,
ma discesa.

Scende sotto la superficie.

La cura non difende dalla tempesta,

ma mette in contatto con ciò che tiene, anche quando non si vede.

Sequenza

C’è un modo di camminare anche quando tutto tace.

Il cammino non è una meta,
né una gara.

La scacchiera introduce il passo,

uno dopo l’altro.


Il bianco e il nero come alternanza,

come possibilità.

Camminare è un modo di stare nel tempo.

Tregua

Ascolto.
Cura silenziosa del tempo.

La sosta non è rifugio,
ma tempo intermedio.

Un calore sufficiente

per restare

e per continuare.

La cura coincide con il permesso di fermarsi senza colpa.

Affidarsi

Respirare il ritmo dell’esistere.

Il corpo rinuncia al controllo,
si distende, respira.

Qui la cura non agisce,
né guida: resta.

Una presenza

che accompagna
senza intervenire.

Passaggio

La cura sale,
mentre il tempo scende.

Il tempo smette di essere sfondo e diventa materia.

Attraversa ciò che non resta uguale.


Si restringe, si deposita.

Non può essere fermato:
può essere solo abitato.

Consapevolezza

La cura è restare

dove il tempo ha già deciso.


La partita diventa esperienza vissuta.


Ogni mossa porta con sé una perdita.

Coestitenza

Il ritmo rende abitabile l’instabilità.

Dopo lo scacco,

il tempo diventa oscillazione
tra due estremi che coesistono.

La cura

non è ricerca di equilibrio,
ma permesso di oscillare.

Trasformazione

L’arte non consola:

rende condivisibile ciò che resta.

Qui il vissuto cambia forma.
Ciò che è stato esperienza

diventa linguaggio.

Non per spiegare,
ma per rendere possibile

il restare.

Lasciare andare

Il libro si ferma.

Il tempo no.

Una soglia aperta,
senza garanzie.

Il tempo continua
oltre l’opera.

Presenze

Quando il racconto

si è già fermato,
ciò che resta

non è una conclusione,

ma una presenza.

La cura

non è più qualcosa che si riceve,
ma qualcosa che rimane accanto.

Nota sulle immagini

Alcune immagini utilizzate nella realizzazione dell’opera provengono da fonti reperite sul web e sono state integrate, trasformate e rielaborate all’interno delle composizioni.

Qualora un’immagine utilizzata fosse soggetta a diritti d’autore o a limitazioni d’uso non rilevate, si prega di segnalarlo all’autrice, così da consentire la verifica della fonte e, ove necessario, la sua sostituzione o rimozione.